A CHI SI RIVOLGE:

·         Portatori di disturbo cognitivo: spesso, e soprattutto nei soggetti con un minor carico di disturbi cognitivi, emerge fortemente la richiesta di un intervento che si rivolga non solo al proprio disagio psico-affettivo e quindi alla riconquista di una “normalità vissuta”, ma soprattutto sul piano della reintegrazione sociale. Ciò vuol dire la riconquista del proprio ruolo familiare, lavorativo ed economico.

·         Familiari di portatori di disturbo cognitivo: la malattia è una minaccia ed una frustrazione, non solo per il singolo, ma anche per la famiglia. Essa, infatti, pone in pericolo la stabilità relazionale ed emotiva quanto quell’economica. Troppo spesso i famigliari sono lasciati a se stessi e vivono giorno dopo giorno le stesse ansie, le stesse paure, gli stessi atteggiamenti di rifiuto. Altre volte le famiglie non riescono a sostenere il peso della malattia del congiunto, in quanto la vivono come pericolo per l’integrità stessa del nucleo. Analizzando più profondamente le singole situazioni è possibile capire quanto questi nuclei famigliari abbisognino di un aiuto psicologico, domiciliare, economico.

·         Operatori medici psicologi sociali presenti sul territorio. Spesso la mancata risposta del territorio nasce dalla scarsa conoscenza del problema e degli strumenti utilizzabili.